"The Giver" - Il Mondo di Jonas
I racconti di formazione sono il nuovo filone
d’oro dell’industria cinematografica. La spinta “Harrypottiana” ha
indubbiamente contribuito alla nascita dell’eroe ragazzino, in grado di rompere il disincanto del mondo
adulto per resettare il concetto stesso di progresso. Spuntano eroi post
apocalittici agli antipodi con i vari Mad Max, caratterizzati da buoni
propositi e cieca determinazione (il classico fiore che sboccia nel deserto).
Tra i vari Ender’s Game, Hunger games, si colloca The Giver- Il mondo di Jonas,
che tenta di coniugare la visione intimistica all’ action di genere, con un
gradevole risultato finale. Proprio la parte riflessiva sembra staccarsi dal
resto del film, sfociando spesso in una visione filosofica e storica che spinge
ad oltrepassare i titoli di coda. Le contraddizioni della trama passano quasi
inosservate (la cinica Meryl Streep è fin troppo consapevole dei mali del
mondo) proprio in virtù dei frammenti colorati che irrompono in un grigio mondo
dal formalismo educato e privo di uno spessore emozionale. I rimandi
cinematografici si sprecano ovviamente (a chi non è venuto in mente
Pleasantville?) ma pare che il regista non faccia nulla per nasconderli e quasi
li usi per rendere più familiare l’ambiente descritto. Il rituale di
iniziazione ed il passaggio all’età adulta (topos che accomuna questa pellicola
al cappello parlante di Harry Potter o al recente The Divergent) segna l’incipit
da cui la trama si dispiega e da cui origina il dramma della scelta. Meglio
vivere in un confortevole mondo incolore o in un universo colorato in cui la
rosa ha la stessa tinta del sangue? Il protagonista pare non aver dubbi
soprattutto davanti alla scoperta dell’inevitabilità del male, a cui ogni
società pare comunque destinata. Il mondo visto con gli occhi dell’adolescente
restituisce incanto e speranza agli adulti e rafforza la sensazione
adolescenziale del gap generazionale da colmare con i buoni sentimenti, in
barba alle gioventù bruciate del passato. In questo senso spicca la recitazione
del “giovane vecchio” Jeff Bridges, il naturalista che tentava di salvare King
Kong piange ancora di dolore davanti all’uccisione di un enorme ed indifeso
elefante. La speranza per un futuro migliore è in questa singolare congiunzione
tra l’esperienza dell’anziano e la voglia di cambiare dell’adolescente: Jonas
ne rappresenta una sintesi perfetta.
Jonathan
Imperiale

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