venerdì 10 ottobre 2014

Storia di Rubina. Il dramma delle spose-bambine.

Sfogliando il Corriere della Sera di mercoledì 8 Ottobre, in apertura il titolo sul voto in Senato dell’art. 18. Al di sotto la fotografia che rinvia alla seconda e terza pagina in cui si racconta della resistenza delle donne curde all’assedio dell’Isis a Kobane. E poi pagina successiva Renzi che divide i sindacati. In primo piano, sesta pagina, le riforme. Centrale la foto di due commesse indaffarate con vassoi di pasticcini, dirette a Palazzo Chigi per la colazione dei partecipanti alla riunione governo-sindacati. Nella sezione Esteri a pagina quindici in basso a destra l’immagine pubblicitaria di un cappotto, a preannunciare l’inverno. A sinistra sempre in basso una piccola foto a suscitare, più di tutto il resto, l’attenzione. Due occhioni scuri grandi-che sembrano quelli di mia cugina da piccola- un velo che nasconde la bocca e forse un sorriso dall’incantevole innocenza. Carnagione e sguardo orientali. Ha il nome di una gemma rara, Rubina, ed il destino geografico stampato sul volto. È una bambina di dodici anni. Una delle tante spose-bambine che vivono in Bangladesh. E vivono nel mondo. I genitori, pensando di proteggerla dalle molestie dei ragazzi del villaggio, hanno conferito all’interessato “ricco” una dote di 400 euro più una bicicletta, pur di vederla sposata. Perché Rubina -dicono- non è bella, ma sembra più grande della sua età, quindi pronta al matrimonio. Così si son lavati la coscienza. Consegna avvenuta un mese e mezzo prima. Rubina s’è opposta a quella decisione, a quella innaturale condizione impostale. Niente da fare. Nonostante le nozze siano vietate dalla legge del Paese e nonostante la tenace opposizione di quel professore che voleva riportarla a scuola, Rubina è rimasta inchiodata al destino di chi le ha imprigionato lo spirito ed il corpo. Soltanto un gesto estremo e ribelle ha potuto sottrarla a quella longeva tortura. Rubina ha preso una sciarpa, forse lo stesso velo che le nasconde la bocca, e si è impiccata nel bagno della casa dei genitori. La vita, quella che altri hanno scelto per lei, forse non valeva la pena essere vissuta. Una vita che avrebbe dettato i gesti dell’abitudine con un uomo troppo adulto, troppo vecchio. Una vita che va disertata. La repulsione è grande così come la voglia di giocare con le bambole. No, non era tempo. Assurdo si. Il tempo, quegli occhi ridenti, il velo che copre, la bicicletta in dote, la madre ed il padre, i ragazzi del villaggio. Tutto assurdo. Ma Rubina ritrova la via della libertà, assurda anch’essa, perché è tutta in un cappio. Assurdo anche questo mondo indifferente e questo articolo breve, brevissimo sul fondo, a margine. Come le cose dimenticate. La notizia è dell’altro giorno ma l’episodio è accaduto alcuni mesi fa. Rubina infatti ha scelto di morire in estate, come i fiori dell’ibisco.


Chiara Caputo



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