venerdì 3 ottobre 2014



La tragedia del mare



Il Mar Mediterraneo, “Mare nostrum” per gli antichi romani e “Mar Bianco di mezzo” per i turchi, rappresenta fin dalla notte dei tempi, la culla delle più antiche civiltà del pianeta e il teatro della storia occidentale. Ezechiele nella Bibbia parla di “Mare dei Filistei”, quest’ultimo fu anche virtuoso protagonista dei viaggi di Paolo di Tarso e continua fonte di imprese rischiose per Ulisse.

Il cosiddetto “Continente liquido” di Braudel è stato osservatore onnisciente delle conquiste di Sargon il Grande nel 2300 a.C, e spettatore inerme della Primavera Araba.
Oggi il Mediterraneo è traghettatore di anime pavide e speranzose che decidono di intraprendere un percorso insidioso per abbandonare la propria terra di persecuzione, conflitto armato e repressione. La speranza assume una dimensione “mitica”, il mito del miraggio, della chimera, che spesso nella fase della sua realizzazione non coincide con l’aspettativa tanto bramata ma si trasforma in una tragica cessazione. Solo nel 2014 si contano cento mila migranti sbarcati sulle coste italiane e di questi duemilacinquecento sono morti, un vero e proprio disastro umanitario. Provengono soprattutto dalla Siria e dall’Africa subshariana, salgono su imbarcazioni inadatte alla navigazione e stracariche alla ricerca di una vita migliore. Secondo un Rapporto pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale il numero di rifugiati ha superato i 50 milioni di persone. Alla fine del 2013 si contavano quasi 6 milioni di persone in più rispetto al 2012 dovute al massiccio esodo dalla Siria. L’Italia con oltre 65.000 rifugiati si colloca al sesto posto tra i Paesi Europei. Tuttavia, il Vecchio Continente ha agito spesso attuando politiche poco attente all’accoglienza di chi è in fuga. L’Unione Europea, negli ultimi sei anni, ha speso ben 2 miliardi di euro per proteggere le proprie frontiere esterne e solo 700 milioni di euro sono stati destinati al miglioramento delle condizioni dei rifugiati; fino a quando il nostro Continente difenderà i confini e non le persone saranno migliaia i martiri dell’agire umano. A ciò si aggiunge la richiesta dell’Europa di bloccare i flussi direttamente dalla Turchia e dalla Libia tollerando quindi le violazioni dei diritti umani che i rifugiati subiscono in quelle terre. Don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Habeshia, riceve costantemente le telefonate dei barconi alla deriva, e negli anni è riuscito a salvare migliaia di persone. Il prete eritreo è un convinto sostenitore della soluzione del “corridoio umanitario” attraverso l’accesso legale in Europa, riaprendo quindi la possibilità di chiedere asilo nei paesi di primo approdo tramite le ambasciate. Un’altra soluzione potrebbe essere quella del ricongiungimento famigliare: molti migranti infatti hanno dei parenti nel Nord Europa, ma a causa del regime chi è in fuga non possiede la documentazione decidendo quindi di intraprendere il viaggio e affidandosi ai trafficanti. Oggi, 3 Ottobre, a Lampedusa verrano ricordate le 368 vittime del mare e dell’uomo che hanno perso la vita trecentosessantacinque giorni fa trasformando il Mediterraneo in un’ecatombe.
Uomini martiri consapevoli di un’alternativa possibile ma invisibile agli occhi orbi dell’Europa.


Valentina Manzo






Nessun commento:

Posta un commento