Una rosa di pace nel Mare nostrum
“ […] Sulle
rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
- qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo
più volte, nell'attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.”
(Vittorio Bodini)
17 agosto 2014, ore 16: un cielo
pieno di nuvole grigie e, sovente, qualche goccia di pioggia. Un tempo
instabile che mette a dura prova gli ultimi sforzi di chi, da ore, è su
quell’arida collina a far sì che tutto risulti perfetto. Gli abitanti del Sud
sanno però che il sole c’è sempre, anche quando non si vede, e che, prima o
poi, rende giustizia ai sacrifici, alle preghiere, alle speranze; ed eccoli,
dopo circa un’oretta, i tanto attesi raggi che diventano sempre più nitidi e
caldi e che fanno da guida a tutti coloro che salgono sull’altura per assistere
allo spettacolo. Passo dopo passo, ogni persona quel pomeriggio ha aggiunto
altre storie, altre memorie a tutte quelle che si sono cumulate nel terreno che
accoglie l’antica chiesetta di San Mauro che, immobile, sembra guardarci e
dirci: “Non dimenticatemi!La vostra presenza potrà mantenermi in vita!”. Il
primo pensiero all’abbazia arriva da Raf Qu che, con la sua chitarra, sembra
volerla circondare d’un metaforico abbraccio fatto di note finemente intessute
fra loro.
Seguono poi i saluti istituzionali da
parte di ospiti d’eccezione: Mai Alkaila, Ambasciatrice della Palestina in
Italia, Massimo Bray, ex Ministro per i
Beni, le attività culturali e il turismo, Antonio Maniglio, Vice Presidente del Consiglio della Regione , Dario Stèfano, Senatore. Le loro
parole vogliono ricordarci che il Mar Mediterraneo rimarrà sempre quello che i
Romani definirono originariamente Mare
nostrum (“Il nostro mare”), ossia una distesa d’acqua che bagna terre di
popoli diversi, ma FRATELLI tra di loro. Fratelli a cui non bisogna voltare le
spalle, soprattutto nel momento in cui una quotidiana carneficina di persone
innocenti nega loro il diritto di vivere nel rispetto dei diritti basilari
dell’uomo. “Stay human” canterà poi in una canzone Nabil Bey, leader dei
Radiodervish, quasi ad avvalorare i discorsi fatti in precedenza, mentre il
sole inizia a calare in un cielo straordinariamente limpido. “Rosa di Turi”,
l’ultimo pezzo del gruppo prima della fine della manifestazione, è tratto da
una lettera che Antonio Gramsci scrisse in carcere e si pone come una sorta di
augurio, di desiderio: quello che le persone che hanno assistito al “Tramonto”
tornino a casa con la consapevolezza che ogni giorno è quello giusto per
arricchire se stessi, per rivoluzionare il proprio modus vivendi e per allungare lo sguardo verso coste non troppo
lontane da noi.
…Perché “quando il ricordo è radice,
il futuro avrà un fiore”.
Mariaelena Tucci

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