domenica 27 ottobre 2013

Impressioni d'ottobre. Pilloli "Terra e Mare" a Sannicola


Il volto contorto degli ulivi, vigneti sempreverdi, zolle rosse di terra lavorata, viali di campagna vissuta stretti dai filari di alberi sono segni di una natura invincibile e silenziosa. Richiamo continuo di una bellezza che vuole raggiungere l’Assoluto. L’arte che si trasfigura in poesia, resa possibile dall’assorto silenzio delle immagini, dei paesaggi cromatici e della prospettiva. L’arte che non diserta la vita ma è conforto della vita stessa, contemplazione pura di cieli calmi e mari in agonia. In questi luoghi eternati dalla pennellata calda di Cosimo Colazzo detto Pillolli, l’artista del colore, sale un predominante senso di totalità. Una natura spirituale che riecheggia nelle parole del professor Franco Ventura, presente ieri pomeriggio all’inaugurazione della mostra dell’artista salentino, organizzata dall’associazione culturale Metoxé, in Via Virgilio a Sannicola fino al 29 ottobre. “Il paesaggio di Colazzo evoca le forme nobili che hanno onorato il nostro Salento” afferma il professore.  Paesaggi che prendono vita attraverso la memoria di un passato che grazie all’arte ed attraverso la tela mantiene la sua fissità. Ed ecco che la natura è lì, tutta espressa nei fiotti di luce che attraversano le foglie, nei voli delle gazze in corteggiamento che si librano rasenti al suolo, nel passerotto che si disseta sulla superficie immobile delle acque, nell’upupa solare, “ilare uccello e alìgero folletto” cantata da Eugenio Montale. Attraverso questi soggetti si esprimono - sostiene Ventura - le allegorie di Colazzo. Simboli che evocano un passato redento, come l’opera che raffigura il passerotto un tempo prigioniero del “coppu”, il meccanismo di cattura attraverso una rete posta al di sopra di una buca piena d’acqua, dove si dissetavano gli uccellini ignari. “Quel pettirosso ora è eternato nell’arte” esclama commosso Ventura. L’arte di Pillolli  cela una profondità interiore dietro le inquietudini e i turbamenti del ricordo. Il ricordo di alberi affondati nel suolo, simboli del rapporto tra uomo e divino; il mare gonfio di azzurro e di sole; il mondo rurale che evoca la ruvidità di una terra natìa; le scarpe, elemento che si ripropone spesso nelle sue tele e che diventa archetipo del cammino di una vita. Un’arte che sazia, libera e fa riassaporare un Mediterraneo interiore e straziato, celebrando un inno alla natura ed alla gioia semplice della vita. Semplicità come essenza visibile nella tela raffigurante una sedia di legno e delle scarpe come a voler simboleggiare il riposo dopo l’estenuante cammino. Il dipinto è stato donato dall’artista alla comunità sannicolese e  troverà posto presso l’ufficio anagrafe del comune di Sannicola. 

Chiara Caputo

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